mercoledì 20 luglio 2011
Alimentazione e acidificazione del sangue
http://www.disinformazione.it/acidificazione_sangue_urine.htm
martedì 15 febbraio 2011
La dieta del meditatore

L’uomo è l’unica specie animale la cui dieta non è fissa. La dieta di tutti gli altri animali è fissa: sono i loro bisogni fisici e la loro natura che decidono cosa devono mangiare e cosa no, quanto devono mangiare, quando devono mangiare e quando smettere. Ma l’uomo è assolutamente imprevedibile, incerto. La sua natura non gli dice cosa deve mangiare, né la sua consapevolezza gli dice quanto deve mangiare, né la sua comprensione gli dice quando deve smettere di mangiare. Dato che nessuna di queste qualità dell’uomo è prevedibile, la vita umana ha preso direzioni molto incerte. Ma con un po’ di comprensione – se l’uomo inizia a vivere con intelligenza, con un po’ d'attenzione, con gli occhi almeno parzialmente aperti – non è affatto difficile passare a una dieta appropriata. Nulla potrebbe essere più facile. E, per comprendere la dieta giusta, possiamo dividerla in due parti. La prima parte: cosa si deve mangiare e cosa non si deve mangiare? Il corpo umano è fatto di elementi chimici. Il funzionamento del corpo è chimico. Se ingerisci dell’alcol, il corpo sarà influenzato dalle sostanze chimiche, diventando intossicato, inconscio. Per quanto la persona sia sana e pacifica, la chimica dell’intossicazione influenzerà il suo corpo. Per quanto sia sana la persona, se le dai del veleno, morirà. Qualsiasi alimento che porti l’uomo in uno stato d’inconsapevolezza, di eccitazione, che lo disturbi in modo estremo, è nocivo. E il danno peggiore si verifica quando queste cose raggiungono l’ombelico. Forse non sai che in tutto il mondo, in naturopatia, vengono usati per curare il corpo impacchi di argilla, alimenti vegetariani, strisce di tessuto imbevute d’acqua e bagni. Ma nessun naturopata ha ancora compreso che gli effetti sul corpo delle strisce di tessuto imbevute d’acqua, degli impacchi d’argilla o dei bagni non dipendono tanto da particolari caratteristiche di queste cose, ma dal fatto che esse influenzano il centro dell’ombelico. E il centro dell’ombelico poi influenza il resto del corpo. Tutte queste cose – l’argilla, l’acqua, i bagni – hanno un effetto sull’energia quiescente del centro dell’ombelico; quando quest’energia si sveglia, la salute appare nella vita della persona. Ma la naturopatia non ne è ancora consapevole. La naturopatia pensa che gli effetti benefici derivino dagli impacchi d’argilla o dai bagni e dalle strisce bagnate messe sullo stomaco! Hanno sì un effetto, ma i veri benefici derivano dal risveglio dell’energia nei centri quiescenti dell’ombelico. Se il centro dell’ombelico viene trattato male, se viene usata la dieta sbagliata, il cibo sbagliato, pian piano il centro dell’ombelico diventa quiescente e la sua energia s’indebolisce. Il centro inizia ad addormentarsi, finché cade completamente nel sonno. A quel punto non lo riconosciamo neppure più come centro. Ci accorgiamo solo di due centri: uno è il cervello, in cui si muovono continuamente i pensieri, e l’altro è il cuore, in cui si muovono le emozioni. Al di là di questo, più in profondità, non abbiamo alcun contatto. Più il cibo è leggero e meno pesantezza creerà nel corpo, e quindi sarà più prezioso e significativo per dare inizio al nostro viaggio interiore. La prima cosa da ricordare riguardo alla dieta è che non dovrebbe creare eccitazione, non dovrebbe intossicarti ed essere pesante. Dopo aver mangiato nel modo giusto non senti pesantezza e sonnolenza. Ma noi sentiamo quasi tutti pesantezza e sonnolenza dopo i pasti – ciò ci mostra che abbiamo mangiato nel modo sbagliato. Alcune persone si ammalano perché non hanno cibo a sufficienza e altre perché mangiano troppo. Alcune persone muoiono di fame e altre per un eccesso di cibo. E il numero di persone che muoiono per eccesso di cibo è sempre stato maggiore di quello delle persone che muoiono di fame – pochissime persone muoiono di fame. Anche se rimani affamato, non muori prima di tre mesi. Chiunque può vivere senza mangiare per tre mesi. Ma se mangi troppo per tre mesi, non hai alcuna possibilità di sopravvivere. I nostri atteggiamenti sbagliati riguardo al cibo stanno diventando pericolosi e comportano un prezzo molto alto da pagare. Ci hanno portato a un punto in cui siamo vivi per miracolo. Invece di salute, il cibo sembra creare in noi malattia. È una cosa sorprendente che il cibo ci faccia ammalare. È come se il sole sorgesse la mattina portando il buio. Questa sarebbe una cosa parimenti sorprendente e strana. Tutti i medici del mondo sono dell’opinione che la maggior parte delle malattie nell’uomo dipendano da una dieta sbagliata. Quindi la prima cosa è che ognuno dev’essere estremamente consapevole di come mangia. E dico questo specialmente per il meditatore. Il meditatore deve rimanere consapevole di cosa mangia, di quanto mangia, e dell’effetto che il cibo ha sul suo corpo. Sperimentando per alcuni mesi con la consapevolezza, scoprirà sicuramente qual è il cibo giusto per lui, quello che gli dà tranquillità, pace e salute. Non ci sono vere difficoltà: è solo perché non diamo alcuna attenzione al cibo, che non riusciamo mai a scoprire qual è quello giusto per noi”.
Osho
tratto da The Inner Journey
giovedì 22 ottobre 2009
Quante E ci sono nel tuo piatto?
Da circa 25 anni la mia alimentazione è prevalentemente biologica. Prevalentemente, perché spesso non è possibile scegliere, soprattutto quando si mangia al ristorante, in pizzeria o al bar. Solitamente faccio anche la spesa nei negozi che vendono prodotti biologici, ma alle volte, per questioni di tempo o di luogo, è necessario fare la spesa nei supermercati. Allora sorge inevitabilmente la domanda: “Da dove arriva questa frutta e questa verdura?”, “Come sarà stato prodotto questo alimento?”. Così, già da alcuni anni, ho iniziato a controllare tutti gli ingredienti e i paesi di produzione di ciò che volevo comprare. Ed ho scoperto che la quantità di ingredienti inutili presenti negli alimenti è veramente enorme.
Tempo fa, per esempio, in un negozio di prodotti tipici in un paese di montagna ho trovato dei vasetti di verdura veramente invitanti: radicchio di Treviso, tarassaco, funghi, ecc. Verdure anche un po’ insolite da trovare altrove. E mi sono lasciata attrarre dalla bellezza delle verdure e dalla confezione. Ho comprato più vasetti, senza pensare prima di leggere l’etichetta. Quando ho provato a mangiare le verdure, mi sono accorta che avevano tutte lo stesso gusto e non erano buone quanto erano belle, anzi. Ho letto l’etichetta ed ho scoperto che il produttore aveva pensato di introdurre nei vasi un “esaltatore di sapidità”: il glutammato monosodico. Ma che ci sarà da esaltare nella bontà naturale di una verdura? Il contenuto di tutti i vasetti è finito nel secchio dell’immondizia. Delusione e perdita di circa 28 euro.
Morale: meglio leggere le etichette prima di comprare un prodotto, altrimenti:
- Si dovrà buttare via il prodotto e con esso i soldi spesi (scelta auspicabile)
- Ci si sentirà in dovere di mangiare lo stesso il prodotto perché “è peccato sprecare” (sostituendosi alla pattumiera)
- Ci si intossicherà di sostanze inutili e dannose additivate al prodotto.
Purtroppo molte persone non leggono minimamente gli ingredienti, sia per abitudine, sia per la piccolezza dei caratteri di stampa. E così giornalmente introducono una grande quantità di sostanze che intossicano l’organismo senza esserne consapevoli. Spesso, però, le persone sono disinteressate a ciò che introducono nel loro corpo.
Per esempio, quante E vengono introdotte attraverso l’alimentazione quotidiana da una persona?
Le E sono quelle sostanze indicate da una sigla composta dalla E e da tre cifre che indicano il tipo di additivo utilizzato nella preparazione di un prodotto. In base alla direttiva CEE n.107 del 1989, viene considerato additivo alimentare "qualsiasi sostanza normalmente non consumata come alimento in quanto tale e non utilizzata come ingrediente tipico degli alimenti, indipendentemente dal fatto di avere un valore nutritivo, che aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto o immagazzinamento degli alimenti, si possa ragionevolmente presumere che diventi, essa stessa o i suoi derivati, un componente di tali alimenti, direttamente o indirettamente”.
Quindi, è un qualcosa che non fa parte in natura dell’alimento, non è un alimento, ma diventerà un componente dell’alimento, e con esso entrerà nel nostro organismo.
Tra queste sostanze troviamo: conservanti, antiossidanti, coloranti, addensanti, emulsionanti, dolcificanti, esaltatori di sapidità, agenti anti-schiuma, anti-agglomeranti, ecc.
Il Centro Antitumori di Aviano (PN) ha distribuito un elenco contenente le sigle dei vari additivi, dividendoli in “inoffensivi”, “sospetti” e “tossici”. Tra questi ultimi, guarda caso, quello considerato il più pericoloso di tutti è l’E330, cioè il glutammato monosodico. Allora, come mai ne viene consentita la sua utilizzazione in moltissimi prodotti?
Sempre nel suddetto volantino è riportato un elenco di categorie di prodotti, comprensivo dei marchi di produzione, che contengono gli additivi alimentari considerati tossici: merendine, bibite, aperitivi, dolciumi, prodotti da lievitazione ma anche sigarette. Al primo posto di questo elenco sono indicate le merendine e le relative ditte produttrici. Infatti, gran parte dei prodotti che contengono additivi alimentari (sia considerati innocui che tossici) sono destinati all’alimentazione dei bambini.
Per esempio: “l’E102 (tartrazina) è un colorante artificiale di colore giallo limone che viene aggiunto nelle bevande gassate, nelle caramelle alla frutta, nei budini, nelle minestre confezionate, nei gelati, nei chewing-gum, nel marzapane, nelle marmellate, nelle gelatine, nella mostarda, nello yogurt e in molti altri alimenti insieme a glicerina, limone e miele. La si può trovare anche negli involucri delle capsule di medicinali. A volte viene addizionato al colorante E133 (blu brillante) e E142 (verde) per produrre diverse sfumature di verde durante i processi di inscatolamento dei piselli. È causa di molte allergie e intolleranze in quanto libera istamine. Tra le reazioni a questo colorante vi sono: emicrania, edemi, visione a macchie, riniti, macchie rosse sulla pelle, problemi di respirazione. Se assunta in concomitanza con l’acido benzoico (E210) provoca iperattività nei bambini. Questo colorante è permesso in Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, mentre è vietato in Norvegia e in Austria” (fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera).
Questo è solo uno degli esempi dei danni che questi additivi provocano alla salute delle persone, in special modo bambini, anziani e convalescenti. Chi, infatti, non ha mai pensato di regalare qualche caramella alla frutta ad un bambino o ad una persona anziana, di portare un gelato ad un degente in ospedale o ad un convalescente, di mettere una merendina nello zaino della scuola del proprio figlio?
La domanda inevitabile è: perché? Perché queste sostanze sono vietate in alcuni paesi ed in altri (il nostro compreso) no, pur sapendo che sono dannose?
Spesso ci sentiamo impotenti di fronte alle scelte delle multinazionali e della politica economica mondiale, ma non dobbiamo dimenticare che noi comuni consumatori abbiamo in mano un’arma molto potente: il potere d’acquisto. Possiamo scegliere ciò che vogliamo comprare, possiamo scegliere ciò che vogliamo mangiare e in questo modo influenzare le scelte produttive delle varie ditte. Ricordiamoci la legge dell’economia studiata a scuola: è la domanda che crea l’offerta.
Cominciate a leggere le etichette dei prodotti che acquistate abitualmente (non solo alimentari, per esempio anche i prodotti cosmetici e di bellezza). Evidenziate quante E trovate e, dando valore 1 ad ogni E, provate a fare il conto di quante E giornalmente finiscono nel vostro piatto, o meglio nel vostro organismo. Il numero totale di E rende l’idea del grado di tossicità giornaliero, dato solo dall’alimentazione. Ad esso bisogna aggiungere una vasta gamma di sostanze tossiche che entrano nel nostro organismo anche attraverso la pelle, l’aria e perfino i pensieri. Se siete curiosi, andate a vedere in internet le notizie relative alle varie sigle. La migliore difesa è la consapevolezza.
Gli unici artefici della nostra salute e della nostra malattia siamo noi. Non solo, siamo anche responsabili della salute e della malattia delle persone che ci stanno vicino, in primis i bambini. Molto tempo fa qualcuno disse: “Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Quindi, evitiamo di intossicare i bambini (nostri e degli altri) offrendo loro caramelle, merendine, ecc. Ci sono molti altri modi per esprimere l’amore. Il cibo ha un’altra funzione.
domenica 5 aprile 2009
I bambini, piorità del mondo

Viviamo in un mondo che non è assolutamente a misura di bambino, nonostante molto sia stato fatto rispetto al passato per migliorare le condizioni di vita e di salute generali. Ma ancora oggi (e soprattutto oggi) i valori fondamentali ruotano attorno agli interessi degli adulti: lavoro, denaro, egocentrismo e priorità personali.
Come libero professionista che si occupa di alimentazione non ho potuto non convenire che, anche in campo alimentare, gli interessi dei bambini non hanno la priorità. Se così fosse, l’interesse primario sarebbe la salute dei nostri figli e non il guadagno economico delle ditte produttrici.
Quante mamme e nonne hanno ceduto di fronte al modo subdolo e allettante di promuovere il consumo di biscotti e merendine, pur sapendo che gli ingredienti in essi contenuti sono tutto fuorchè sani? Se la salute dei nostri figli fosse veramente il nostro interesse primario, continueremmo ancora ad offrire loro questi prodotti? Il problema principale è che la pubblicità punta moltissimo a far leva sui nostri punti deboli: cibo = amore = cura = ricompensa = calore = ricordo = attenzione. Questo a tutte le età.
Chi potrebbe affermare che una mamma o una nonna non tengono alla salute dei propri figli o nipoti? Potrebbe qualcuno pensare che esse vogliano il loro male? Assolutamente no! Allora perché continuiamo a minare la salute dei nostri figli con un’alimentazione che sta continuamente dando prova della mancanza di salubrità che dovrebbe invece garantire, soprattutto a chi andrebbe maggiormente tutelato, cioè i bambini?
Non esistono cibi buoni o cibi cattivi in assoluto: ciò che bisognerebbe principalmente considerare è lo stile alimentare quotidiano, quello di tutti i giorni. Purtroppo, è proprio l’alimentazione di tutti i giorni ad essere la causa di varie problematiche e patologie: allergie, sovrappeso, obesità e diabete in giovanissima età, come esempi più eclatanti. Ma non sono da trascurare le intolleranze, le malattie della pelle (eczemi, dermatiti, psoriasi, ecc.), le patologie intestinali (disbiosi, colite, stitichezza), infiammazioni persistenti e recidivanti (otiti, sinusiti, bronchiti, influenze e raffreddori). La lista potrebbe allungarsi all’infinito, perché ciò che noi esprimiamo attraverso la nostra salute o malattia dipende per la maggior parte da ciò che introduciamo nel nostro organismo. E anche quando si parla di malattie genetiche non bisogna dimenticare che anche i nostri geni vengono costruiti a partire da ciò che mangiamo.
Se i danni provocati dall’alimentazione scorretta fossero immediati, acuti e visibili, allora saremmo molto più attenti a ciò che introduciamo nel nostro organismo. Ma poiché spesso restano silenti per molti anni o forse non si manifesteranno mai in maniera esplicita, limitandosi a piccoli fastidi quotidiani e a sintomi che possono venire soppressi velocemente con qualche farmaco (o anche rimedio naturale), allora non diamo loro peso, trovandoci poi a dover fare i conti con patologie conclamate anche gravi.
Una madre che investe nel futuro dei propri figli sarà attenta a quello che mangia, beve e respira ancora prima di concepire una nuova vita. Così sarà anche durante la gravidanza e dopo il parto e oltre, quando questa nuova creatura venuta al mondo inizierà ad alimentarsi con cibi diversi dal latte materno. Questo è forse il migliore investimento che un genitore possa fare per i propri figli, più dei libretti di risparmio, delle polizze sulla vita, della scelta della migliore scuola del mondo. Ma per riuscire a fare questo, bisogna prima di tutto iniziare a nutrire saggiamente il bambino che vive dentro di noi: bisogna cominciare a prendersi cura di se stessi.
[1] Hugh & Gayle Prather – “Genitori nell’anima – come capire e nutrire il cuore dei figli” – Gruppo Editoriale Futura
mercoledì 10 dicembre 2008
La prevenzione

La prevenzione così intesa può solo indagare alla ricerca della presenza o meno di una patologia, soprattutto se asintomatica. Lo scopo è avere un punto di partenza per effettuare eventualmente esami più approfonditi. Ma ciò significa scoprire la malattia solamente nel momento in cui è presente, non prevenirla. Inoltre, una volta appurata la presenza di una patologia l’intervento successivo si basa sull’utilizzo di farmaci o tecniche curative più o meno invasive allo scopo di eliminare i fastidiosi sintomi, oppure intervenire chirurgicamente.
Tra le pratiche più in uso a questo scopo ci sono, oltre ai classici esami del sangue, gastroscopie, elettrocardiogrammi, ecc., le radiografie, oggi spesso sostituite dalla TAC. In un articolo della rivista “L’Europeo” del 1994, si afferma che ogni anno circa 1000 italiani muoiono a causa degli esami radiografici eseguiti per verificare il loro stato di salute! L’Italia è il quarto paese nella graduatoria mondiale per il numero di esami radiologici effettuati ogni anno per abitante (1), dopo Giappone (2), Germania (1,4) e Stati Uniti (1,2). Gli effetti a lungo termine dell’esposizione ai raggi X sono cancerogeni (leucemie, cancro della tiroide, ecc.) e genetici (alterazioni morfologiche sia nelle cellule somatiche che cromosomiche e mutazioni genetiche osservabili nelle generazioni successive). L’esposizione a piccole dosi non dà sintomi a breve termine e a lungo termine questi sono molto complessi da appurare perché i danni, se emergenti, si verificano con anni di ritardo su percentuali di popolazione molto bassa.
In senso più naturale e olistico, si può intendere la prevenzione come la capacità di mantenersi in buona salute, sia con l’alimentazione naturale, sia con uno stile di vita altrettanto naturale.
La Medicina Tradizionale Cinese ha sempre considerato la prevenzione delle malattie una delle principali virtù.
Nell’I Ching (Classico dei Mutamenti) si legge:
Nello Huangdi Neijing (Classico di Medicina dell’Imperatore Giallo) è scritto:
Secondo il pensiero cinese, l’uomo deve sapersi difendere da tutto ciò che può recare danno alla sua salute. Vengono stabiliti, a questo scopo, tre principi fondamentali:
1) sapersi alimentare correttamente;
2) sapersi adattare allo Yin e allo Yang;
3) non esaurire il patrimonio vitale ricevuto alla nascita.
La medicina cinese ha come obiettivo primario insegnare all’uomo a mantenersi in equilibrio con le componenti Yin e Yang dell’Universo, della natura e dell’ambiente. Inoltre, insegna come mantenere l’armonia all’interno del proprio organismo.
Rimanendo nel nostro paese, va ricordato come la Scuola Salernitana, già a partire dall’anno 1000 d.C. (anno della sua fondazione), si fosse prodigata nella stesura di una serie di regole alimentari e di vita che dovevano servire come base per mantenere uno stato di buona salute e prevenire la comparsa delle malattie.
Tra queste, la seguente si addice proprio all‘argomento della prevenzione:
lunedì 24 novembre 2008
Alimentazione e salute
L’agricoltura biologica è vista da molti come un utopia, un business, una moda, poiché i danni provocati dall’accumulo di tossine all’interno dell’organismo nell’arco di anni di un’alimentazione a base di prodotti chimicizzati sono maggiormente silenti rispetto ad una sintomatologia più eclatante, che possa essere immediatamente messa in relazione ad una causa. Ci siamo ormai abituati a convivere con il nostro malessere, sia fisico che psicologico, al quale rispondiamo prontamente assumendo farmaci o rimedi che disattivino semplicemente il campanello d’allarme.
Nonostante le ampie campagne informative condotte negli ultimi decenni, l’idea che gli alimenti normalmente in commercio vengano prodotti utilizzando pesticidi, diserbanti, ormoni, antibiotici, coloranti, conservanti, ecc. lascia indifferente la maggior parte delle persone. Il portafoglio e l’aspetto fisico vengono considerati molto più importanti nella scala delle priorità, nella quale la salute non occupa mai il primo posto.
Chi in genere si interessa all’alimentazione lo fa principalmente perché è costantemente a dieta. È sorprendente il numero e la varietà di diete che sono state inventate e commercializzate negli ultimi 40 anni. E questa ricca (in tutti i sensi) produzione non ha ancora esaurito la propria fonte. Le donne in genere, ma anche gli uomini (soprattutto chi frequenta le palestre), conoscono perfettamente il contenuto calorico di ogni singolo alimento ed utilizzano prodotti dietetici sostitutivi del pasto. L’alimentazione e l’attività fisica non vengono presi in considerazione in funzione del benessere psico-fisico, ma del dimagrimento e dell’aspetto esteriore.
Spesso la conoscenza e l’informazione relativa all’alimentazione si basa esclusivamente su articoli di giornali femminili e sulla pubblicità televisiva, oltre ai numerosi programmi scientifici e non. Pochi sanno da dove proviene l’alimento di cui si cibano, cosa contiene, quali metodi sono stati utilizzati nella coltivazione/allevamento, nella produzione, nel confezionamento e nella distribuzione. Non siamo più in grado di riconoscere se un alimento è autoctono o proviene da paesi lontani, se è di stagione oppure coltivato in serra. Questo è lo scotto che dobbiamo pagare alla civilizzazione e alla globalizzazione.
Nella giungla dell’alimentazione è veramente difficile districarsi. Quando si crede di aver raggiunto una conoscenza soddisfacente al riguardo, si scopre che, in fin dei conti, non si sa praticamente nulla. La conoscenza, infatti, non ha mai fine; ogni piccolo tassello va aggiunto ad un infinito puzzle che fa parte del mistero della vita, che è possibile indagare anche partendo da una cosa così “materiale“ e “banale“ come il cibo.
Se la nostra conoscenza riguardo all’alimentazione si ferma ad una serie di nozioni oggettive relative alla composizione fisico-chimica dei cibi (macronutrienti, micronutrienti, calorie), potremo considerarci esperti dal punto di vista tecnico, ma resteremo sempre ancorati all’aspetto materiale della vita. Rudolf Steiner affermava che la scienza moderna è in grado di indagare solo ciò che è morto, quindi privo di vita. Ma se avremo il desiderio di approfondire la nostra conoscenza sarà possibile apprendere qualcosa di più sulla vita, sulla relazione che esiste tra l’Uomo e il suo ambiente, tra l’Uomo e il Cosmo, semplicemente chiedendoci cos’è, al di là dell’apparenza, quella sostanza che noi chiamiamo cibo e che ogni giorno, introdotta all’interno del nostro organismo, non solo ci permette di sopravvivere, ma anche di determinare la qualità della nostra salute, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti.
Gli antichi filosofi ben sapevano che non vi è differenza tra noi e il resto dell’Universo: essi affermavano che ciò che è in basso è anche in alto.
Siamo fatti della stessa materia del Cosmo e ne riceviamo gli influssi e le energie. Proprio come le piante, gli animali, i minerali…..e quello che chiamiamo cibo.
sabato 21 giugno 2008
I principi dell'eubiotica
- allattamento al seno del neonato fino al 6° mese di vita. Naturalmente, è opportuno che anche l'alimentazione della mamma segua i principi dell'eubiotica, sia durante la gravidanza che dopo il parto;
- svezzamento, dopo il sesto mese, con alimenti naturali, quali brodi vegetali e passati di verdura, provenienti da coltivazione biologica, e farine di cereali, dando la precedenza al riso. E' consigliabile l'esclusione di prodotti raffinati e sterilizzati (latte UHT, omogeneizzati per l'infanzia) e la limitazione dei prodotti precotti, salvo i fiocchi di cereali. Utilizzare latte fresco pastorizzato e successivamente lo yogurt naturale, i latticini freschi e il parmigiano reggiano. Introdurre l'uovo solo dopo l'8° mese, il pesce dopo il compimento di un anno di età e la carne solo dopo aver completato la dentizione (denti canini). I legumi (ceci e lenticchie passate) andrebbero somministrate dopo il 6°-7° mese di età. I succhi di verdura cruda (es. carota) e la mela grattugiata vanno dati lontano dai pasti (mezz'ora prima o tre ore dopo). Come dolcificante si può utilizzare il miele vergine integrale e per condire l'olio extravergine di oliva;
- integrità biologica dei cibi: è meglio utilizzare prodotti provenienti dall'agricoltura biologica, la quale rispettando i ritmi naturali del suolo e dei vegetali, nonchè utilizzando per la concimazione sostanze organico-minerali ricche di humus, oligoelementi e microrganismi, favorisce il potenziamento delle difese immunitarie delle piante, diminuendo la necessità di utilizzo di prodotti antiparassitari, che nell'agricoltura biologica sono comunque derivati da sostanze naturali (propoli ed estratti vegetali). Gli alimenti vanno assunti in forma integrale e possibilmente crudi (frutta e verdura). Tra i prodotti conservati è preferibile utilizzare quelli surgelati, evitando alimenti sterilizzati, gli insaccati e i cibi in scatola;
- privilegiare il consumo di alimenti vegetali (cereali, verdura fresca, legumi, olii vegetali);
- il pasto dovrebbe essere costituito da un alimento di base (cereale o proteina) accompagnato da verdure fresche (che vanno consumate a inizio pasto) e verdure cotte (da consumare come contorno) e pane integrale. Una eventuale integrazione del pasto può essere fatta introducendo olive o noci e mandorle da abbinare al pane integrale. Non introdurre bevande dolcificate durante il pasto e frutta o dolci alla fine del pasto. Il consumo del vino andrebbe limitato ai pasti a base di prodotti animali, che non dovrebbero essere consumati più di una volta al giorno. A colazione e a merenda si possono introdurre quegli alimenti che non rientrano nei due pasti principali (latte, yogurt, tisane, frutta, ecc.);
- esclusione dei pasti precotti e surgelati che devono poi essere riscaldati per poter essere consumati;
- evitare i dolcificanti e i gelati industriali (contenenti additivi) e lo zucchero raffinato. Preferire il miele vergine integrale;
- evitare caffè, thè ed alcolici;
- evitare gli integratori alimentari sintetici e i prodotti "anti-fame", nonchè i trattamenti predigestivi dei cibi;
- esclusione totale del fumo e delle droghe.
Questo tipo di alimentazione è semplice da seguire, poichè non si basa su una dieta a calcolo calorico, ma sulla qualità degli alimenti, la quale contribuisce a ripristinare un corretto riconoscimento del senso di sazietà. L'utilizzazione di prodotti di coltivazione biologica, nonchè l'utilizzo prevalente di frutta e verdura freschi e alimenti integrali diminuisce la possibilità di introdurre sostanze tossiche (pesticidi, fitofarmaci, additivi, conservanti, ecc.) nell'organismo e di favorire uno svuotamento intestinale più veloce, grazie al maggior apporto di fibra. Il nostro intestino, lungo 12 metri in più rispetto a quello degli animali carnivori, assomiglia di più a quello degli animali erbivori. Il tempo prolungato di stazionamento dei residui della digestione di prodotti di origine animale nell'intestino dà luogo a fenomeni putrefattivi con conseguente produzione di metaboliti tossici e maggior rischio di insorgenza di tumori del colon.
sabato 14 giugno 2008
La nostra salute non è indipendente dalla salute dell'ambiente
lunedì 12 maggio 2008
Che cos'è l'alimentazione naturale?
Ho riflettuto su cosa significa per me il termine "alimentazione naturale", sia per quanto riguarda la mia esperienza formativa e di lavoro che di vita, ed ho trovato quattro punti base, a cui probabilmente se ne potrebbero aggiungere altri.
- Alimentazione naturale è non stare a dieta. Non esiste niente di naturale nella dieta, non esiste nessun essere vivente in natura che si alimenti calcolando le calorie, la quantità di proteine, di lipidi, di zuccheri. Fin da quando nasce l'essere umano basa la propria alimentazione sullo stimolo di fame e sazietà, fino a quando le regole sociali e i tempi di vita moderni non prendono il sopravvento sulle necessità fisiologiche.
- Alimentazione naturale è introdurre alimenti integrali e biologici. In natura non esistono gli alimenti raffinati: sono un'invenzione di un'industria alimentare che basa il proprio lavoro principalmente sul profitto e non sul benessere della persona. E' l'invenzione di una società consumistica sviluppatasi a partire dopo la seconda guerra mondiale che vede nel prodotto raffinato uno status symbol di benessere economico.
- Alimentazione naturale è utilizzare principalmente prodotti freschi. E' sicuramente molto utile avere in casa una scorta di alimenti precotti, inscatolati, pronti all'uso che permettono di preparare un pasto all'ultimo momento. Ma quando questa usanza diventa la normalità e non l'eccezione, chi ne paga le conseguenze è la nostra salute. Oltre ad essere alimenti praticamente privi di energia vitale, questi prodotti contengono conservanti, coloranti, emulsionanti, addensanti che contribuiscono ad intossicare il nostro organismo.
- Alimentazione naturale è seguire il ciclo stagionale dei prodotti. La possibilità di poter conservare gli alimenti e la facilità con cui si possono trasportare in poche ore da una parte all'altra del mondo ha reso disponibili su tutti i mercati prodotti di ogni nazione durante tutto il tempo dell'anno. Ma le piante nascono, si sviluppano e fruttificano in una determinata stagione e in un determinato clima perchè hanno un significato per il nostro organismo che è legato ad un periodo ed un luogo specifici.
Nutrirsi ha un significato più profondo del semplice introdurre un alimento per placare la fame. La maggior parte delle patologie e dei malesseri dell'essere umano deriva da un'alimentazione non appropriata, sia in termini di qualità che di quantità. Abbiamo dimenticato il nostro legame più profondo con la natura, pensando che la tecnologia potesse soddisfare completamente le nostre necessità. Ma i risultati hanno disatteso le nostre aspettative. Abbiamo molto più di un tempo, ma siamo anche più malati e più infelici. E soprattutto ci illudiamo di poter manipolare il mondo a nostro piacere senza che ne derivino delle conseguenze per noi dannose.
domenica 11 maggio 2008
La salute deriva da una scelta consapevole
Il nostro rapporto con il cibo comincia con la prima poppata e ci accompagnerà per tutta la vita.
In effetti, esso inizia ben prima, al momento del concepimento, ma viene mediato per tutta la durata della gravidanza da un’altra persona.
Anche nei primi anni di vita l’assunzione del cibo viene mediata da altre persone e successivamente dai modelli sociali.
Proprio per questo, spesso il nostro rapporto con il cibo diventa con il passare degli anni problematico fino a trasformarsi, talvolta, in una vera e propria patologia.
Recuperare la nostra capacità di alimentarci autonomamente, senza condizionamenti esterni, basandoci sugli istinti biologici che naturalmente possediamo è possibile mediante un percorso che ci aiuti ad acquisire una maggiore consapevolezza di come funziona il nostro organismo e delle trappole messe in atto dalla nostra mente.
Ciò è possibile semplicemente utilizzando le nostre potenzialità personali e quello che la natura ci mette, da sempre, a disposizione.



