Il medico deve sapere osservare le relazioni fra l'uomo e il mondo esterno, fra abitudini di vita e malattia. Solo dopo aver colto tutti questi elementi egli potrà risolvere il problema terapeutico, secondo la regione, il clima e l'individuo.
(Nei Jing Su Wen)

Rando Diana - Dietista e Naturopata - Verona
rando.diana@libero.it

lunedì 24 novembre 2008

Alimentazione e salute

Mettere in relazione alimentazione e salute non è così ovvio come può sembrare. Spesso le persone non ritengono che ciò che mangiano influisca sul loro benessere. Per molti, fare prevenzione significa eseguire regolarmente esami clinici per scoprire se è in atto o meno una patologia ed eventualmente bloccarla in tempo. Il cibo viene considerato come qualcosa a sé, che serve per vivere, placare la fame, controllare il peso corporeo. Quindi, non si presta attenzione alla qualità degli alimenti che si introducono, bensì al loro prezzo e al contenuto in calorie.
L’agricoltura biologica è vista da molti come un utopia, un business, una moda, poiché i danni provocati dall’accumulo di tossine all’interno dell’organismo nell’arco di anni di un’alimentazione a base di prodotti chimicizzati sono maggiormente silenti rispetto ad una sintomatologia più eclatante, che possa essere immediatamente messa in relazione ad una causa. Ci siamo ormai abituati a convivere con il nostro malessere, sia fisico che psicologico, al quale rispondiamo prontamente assumendo farmaci o rimedi che disattivino semplicemente il campanello d’allarme.
Nonostante le ampie campagne informative condotte negli ultimi decenni, l’idea che gli alimenti normalmente in commercio vengano prodotti utilizzando pesticidi, diserbanti, ormoni, antibiotici, coloranti, conservanti, ecc. lascia indifferente la maggior parte delle persone. Il portafoglio e l’aspetto fisico vengono considerati molto più importanti nella scala delle priorità, nella quale la salute non occupa mai il primo posto.
Chi in genere si interessa all’alimentazione lo fa principalmente perché è costantemente a dieta. È sorprendente il numero e la varietà di diete che sono state inventate e commercializzate negli ultimi 40 anni. E questa ricca (in tutti i sensi) produzione non ha ancora esaurito la propria fonte. Le donne in genere, ma anche gli uomini (soprattutto chi frequenta le palestre), conoscono perfettamente il contenuto calorico di ogni singolo alimento ed utilizzano prodotti dietetici sostitutivi del pasto. L’alimentazione e l’attività fisica non vengono presi in considerazione in funzione del benessere psico-fisico, ma del dimagrimento e dell’aspetto esteriore.
Spesso la conoscenza e l’informazione relativa all’alimentazione si basa esclusivamente su articoli di giornali femminili e sulla pubblicità televisiva, oltre ai numerosi programmi scientifici e non. Pochi sanno da dove proviene l’alimento di cui si cibano, cosa contiene, quali metodi sono stati utilizzati nella coltivazione/allevamento, nella produzione, nel confezionamento e nella distribuzione. Non siamo più in grado di riconoscere se un alimento è autoctono o proviene da paesi lontani, se è di stagione oppure coltivato in serra. Questo è lo scotto che dobbiamo pagare alla civilizzazione e alla globalizzazione.
Nella giungla dell’alimentazione è veramente difficile districarsi. Quando si crede di aver raggiunto una conoscenza soddisfacente al riguardo, si scopre che, in fin dei conti, non si sa praticamente nulla. La conoscenza, infatti, non ha mai fine; ogni piccolo tassello va aggiunto ad un infinito puzzle che fa parte del mistero della vita, che è possibile indagare anche partendo da una cosa così “materiale“ e “banale“ come il cibo.
Se la nostra conoscenza riguardo all’alimentazione si ferma ad una serie di nozioni oggettive relative alla composizione fisico-chimica dei cibi (macronutrienti, micronutrienti, calorie), potremo considerarci esperti dal punto di vista tecnico, ma resteremo sempre ancorati all’aspetto materiale della vita. Rudolf Steiner affermava che la scienza moderna è in grado di indagare solo ciò che è morto, quindi privo di vita. Ma se avremo il desiderio di approfondire la nostra conoscenza sarà possibile apprendere qualcosa di più sulla vita, sulla relazione che esiste tra l’Uomo e il suo ambiente, tra l’Uomo e il Cosmo, semplicemente chiedendoci cos’è, al di là dell’apparenza, quella sostanza che noi chiamiamo cibo e che ogni giorno, introdotta all’interno del nostro organismo, non solo ci permette di sopravvivere, ma anche di determinare la qualità della nostra salute, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti.
Gli antichi filosofi ben sapevano che non vi è differenza tra noi e il resto dell’Universo: essi affermavano che ciò che è in basso è anche in alto.
Siamo fatti della stessa materia del Cosmo e ne riceviamo gli influssi e le energie. Proprio come le piante, gli animali, i minerali…..e quello che chiamiamo cibo.

venerdì 10 ottobre 2008




Il cibo è qualcosa di esterno che introduciamo nel nostro organismo e che non attraversa semplicemente l'apparato digerente, ma diventa parte di noi.
Quando introduciamo un alimento che contiene pesticidi, quei pesticidi diventano parte di noi.
Quando introduciamo un alimento che contiene sostanze di sintesi chimica, quelle sostanze diventano parte di noi.
Quando introduciamo un alimento che contiene DNA modificato, quel DNA diventa parte del nostro DNA.
Quando introduciamo un alimento che deriva dal maltrattamento, dalla paura, dalla violenza, tutto ciò diventa parte di noi.
Se introduciamo un alimento prodotto con amore, riscaldato dai raggi del Sole e preparato con cura, tutto ciò diventa parte di noi.

E adesso, cosa ne pensate della carne?


Per legge gli animali destinati al consumo umano devono essere uccisi mediante taglio della gola per poter permettere la fuoriuscita del sangue. Spesso arrivano a questa fase ancora coscienti.

Questa foto non ha lo scopo di scioccare le persone, nè di criticare le scelte alimentari di nessuno. E' solo un invito alla riflessione......

sabato 6 settembre 2008

L'insorgenza delle malattie dal punto di vista della filosofia buddista e del karma



Il Buddismo è nato dall’esigenza di dare una risposta alle quattro sofferenze fondamentali della vita: nascita, vecchiaia, malattia e morte. La cosa più importante è il modo in cui si possono superare queste quattro sofferenze, le quali rappresentano l’impermanenza di tutti i fenomeni. Secondo il Buddismo tutto è questione di vittoria o sconfitta, anche la malattia. Il modo in cui affrontiamo le questioni della vita, con coraggio o facendoci schiacciare dai problemi, determina se vinceremo o saremo sconfitti.
La morte è il punto finale della vita presente, ma allo stesso tempo è il punto di partenza della vita successiva. Nella profondità ed eternità della vita sono incisi gli ostacoli karmici accumulati nel passato. Anche la malattia è una loro espressione. Ma dal punto di vista del Buddismo essa è un espediente per condurre le persone all’Illuminazione.
Il problema della malattia nel Buddismo ha origini molto antiche.
Già nel III secolo d.C., Nagarjuna (1) suddivise e ordinò le malattie in “malattie karmiche” e “malattie presenti” e poi in “malattie del corpo” e “malattie della mente”.
Nel VI secolo d.C., T’ien-t’ai (2), nel Maka Shikan, offrì la più completa classificazione delle malattie dal punto di vista del Buddismo. Egli suddivise i tipi di patologie in tre grandi categorie:
- malattie del corpo
- malattie della mente
- malattie karmiche
Secondo T’ien-t’ai, le cause che generano le malattie sono sei:
- disarmonia dei quattro elementi
- assunzione eccessiva di cibi e bevande
- vita sregolata
- attacco di “demoni” dall’esterno
- azione di “diavoli” interni
- effetti del karma
Le prime quattro cause riguardano le malattie del corpo, la quinta causa le malattie della mente e la sesta le malattie karmiche.
“Demoni” e “diavoli” indicano l’azione di forze o di corpi che assumono una funzione distruttiva o destabilizzante per l’individuo.
Questa classificazione delle malattie va da quelle meno gravi a quelle più gravi, definite dalla medicina convenzionale “inguaribili” o “incurabili”. Proprio per queste ultime la pratica buddista diviene indispensabile. Se essa è in grado di curare le malattie definite incurabili (“karma immutabile”) a maggior ragione è efficace nelle malattie definite curabili (“karma mutabile”).
Il Buddismo fa continui riferimenti alla malattia e alla medicina utilizzando metafore, simbologie e allegorie tra il processo di Illuminazione e quello di guarigione. La scienza occidentale, improntata al razionalismo, tende alla separazione tra mente e corpo, individuo e ambiente, uomo e Universo. Il Buddismo, invece, afferma l’unicità di individuo e ambiente (non solo inteso come ecosistema).
Nel Gosho (3) “La benefica medicina per tutte le malattie”, Nichiren Daishonin afferma: “Dalla malattia nasce il desiderio di ricercare la Via”. In questo senso, la malattia da causa di sofferenza che determina paura, sconforto, senso di impotenza, diventa mezzo per trasformare il proprio karma ed ottenere l’Illuminazione. Questo modo di vedere la malattia pone l’accento sull’atteggiamento mentale nella cura e sull’importanza della salute psicologica e spirituale. Infatti, la disperazione e la rassegnazione sono la vera “malattia mortale”.
Tutta la storia del Buddismo può essere letta come una grande metafora del medico e della malattia: il medico è la Legge mistica (4), il malato è la vita. Molte sono le parabole in cui il Budda viene paragonato ad un medico, la sofferenza ad una malattia e i suoi insegnamenti ad una efficace medicina.
Shakyamuni stesso studiò a lungo la medicina e divenne esperto nelle tecniche mediche del suo tempo. Nagarjuna affermo’: “Il Sutra del Loto è come un grande medico che cambia il veleno in medicina”. Miao-lo (5) spiega: “Dato che può curare ciò che è ritenuto incurabile, è chiamato myo o mistico….Myo significa rivitalizzare, cioè far ritornare in vita”.
Veri e propri trattati di medicina e studi specifici sono stati scritti con lo scopo di classificare le varie malattie e individuarne le cause, le caratteristiche e i rimedi per curarle. Allo stesso Shakyamuni sono attribuiti quattro trattati, composti di 156 capitoli totali, nei quali vengono considerate sia le funzioni dell’organismo in stato di salute, sia le diverse malattie. Vi sono menzionati 84.000 tipi di malattie, la cui origine è da ricercarsi nelle diverse combinazioni tra “cause remote” e “cause immediate”. Le malattie dovute a “cause remote” vengono individuate principalmente nella mente, nell’attaccamento ai desideri terreni e nei tre veleni di avidità, collera e stupidità. Le malattie dovute a “cause immediate” sono dovute allo squilibrio tra i tre umori di “aria, bile e flemma”, energie fondamentali che governano il funzionamento dell’organismo umano. In base al rapporto tra i fenomeni della mente e quelli del corpo, le malattie vengono intese come differenti condizioni di “mente distorta”, collegate a specifici effetti fisici.
Nella medicina buddista viene data grande attenzione alla prevenzione delle malattie, all’igiene personale, alla cura del proprio corpo e all’alimentazione. Lo stesso Shakyamuni consigliava di seguire una dieta sana, di mantenere una accurata pulizia e di dormire bene.
Nei Sutra vengono menzionati spesso i bagni termali e i bagni caldi o freddi come cura di alcune malattie. Particolare attenzione veniva data all’esercizio fisico per aiutare la digestione, facilitare la concentrazione e la chiarezza di pensiero.
Shakyamuni non ricorse mai a guarigioni religiose o rituali magici. Egli dava alla gente indicazioni pratiche per curare le ferite e le malattie, prevenire le infezioni e le epidemie.
Un principio fondamentale della medicina e della filosofia buddista è l’inseparabilità della vita dal suo ambiente. Shakyamuni insegnava che per essere protetti dalle aggressioni esterne è necessario rispettare il proprio ambiente e qualsiasi forma di vita ne faccia parte. In questo modo è possibile sviluppare una inesauribile forza vitale in grado di perseverare ogni individuo da aggressioni e incidenti esterni.
Un altro principio fondamentale è quello dell’eternità della vita. Molte malattie considerate incurabili possono guarire grazie ad una visione più ampia che tenga conto delle persone e del loro karma. Secondo il Buddismo, esiste una stretta relazione tra le azioni che un individuo compie nel corso della vita e gli effetti che tali azioni possono avere durante la sua esistenza presente e futura. Le forme di malattia “inguaribile” di cui un essere umano può soffrire sarebbero il risultato di azioni compiute in questa o in altre esistenze contro la Legge mistica e la vita (es. aver ucciso una persona). Queste malattie “inguaribili” possono guarire solo attraverso una profonda trasformazione dell’individuo. Shakyamuni esortava le persone affette da malattie incurabili a risvegliare il loro innato potere curativo, facendo emergere la natura di Budda inerente alla loro vita. Dove un comune mortale vede nella malattia incurabile una disgrazia e un dolore impossibile da superare, il Budda (6) vede un fenomeno naturale che fa parte della vita stessa, come qualsiasi altro fenomeno. La guarigione è la conseguenza naturale della trasformazione del proprio karma.
Ogni malattia ha, generalmente, più di una causa. Per alcune patologie è possibile individuare una causa predominante, per altre no.
Le sei categorie di cause di malattia esposte da T’ien-t’ai possono anche muoversi e combinarsi, determinando la comparsa di altre patologie. In generale, tutte le malattie, dal momento che sono sofferenze, sono effetti del karma, cioè di cause negative. Ma la sesta categoria (malattie karmiche) si riferisce proprio alle cosiddette malattie “inguaribili”. L’unica medicina in grado di guarirle sarebbe la pratica buddista. Nel settimo volume del Sutra del Loto si legge: “Questo sutra è la benefica medicina per le malattie di tutta l’umanità”.
Le prime cinque cause di malattie sono prodotte nel corso dell’esistenza presente; la sesta ha origine nelle esistenze precedenti. Nel Gosho “Curare la malattia karmica”, Nichiren Daishonin (7) afferma: “I disturbi del sesto tipo derivano dal karma e sono i più difficili da guarire. Presentano diversi livelli di gravità e non è possibile formulare giudizi definitivi”.
La malattia karmica può essere sia fisica che mentale. La sua cura non è un problema strettamente individuale. Infatti, oltre al karma individuale esiste anche un karma familiare e un karma collettivo (sociale) e tutti interagiscono tra di loro. Questo è il riflesso del principio di inseparabilità della vita dal suo ambiente.
Secondo il Sutra del Loto, nemmeno un Budda è completamente libero dai dolori. La malattia è considerata come la naturale manifestazione di una condizione vitale. Ciò che conta è l’atteggiamento dell’individuo e la sua capacità di attivare il potere di guarigione intrinseco alla vita stessa. Paura e rassegnazione possono essere motivo di sconfitta, mentre la combattività e il rifiuto di considerare la malattia come una condanna a morte aumentano le probabilità di guarigione. La pratica buddista serve ad attivare e utilizzare gli illimitati potenziali ed energie inerenti alla vita, tramite lo sviluppo della buddità che esiste in ogni persona.

1. Nagarjuna: filosofo che collaborò allo studio e alla propagazione degli insegnamenti buddisti
2. T’ien-t’ai: massimo interprete degli insegnamenti contenuti nel Sutra del Loto e fondatore di una scuola che da lui prese il nome

3. Gosho: scritto in forma di lettera che Nichiren Daishonin inviava ai suoi seguaci per incoraggiarli nella fede e nalla pratica dell’insegnamento buddista di Nam-myoho-renge-kyo.
4. Legge mistica: legge della vita e dell’Universo che permea tutti i fenomeni. Nel buddismo di Nichiren Daishonin è sinonimo di Nam-myoho-renge-kyo.
5. Miao-lo: grande maestro buddista

6. Budda: persona che percepisce la vera entità di tutti i fenomeni e si è risvegliata alla Legge mistica.

7. Nichiren Daishonin (1222-1282): monaco laico buddista giapponese che rivelò per primo la Legge di Nam-myoho-renge-kyo., il 28 aprile 1253. Ottenuta l’illuminazione, egli rivelò la Legge mistica per fare in modo che tutti gli esseri umani potessero raggiungere l’Illuminazione. A questo scopo dedicò la sua intera esistenza, subendo numerose persecuzioni sia da parte delle altre scuole buddiste che dal governo giapponese. Egli materializzò la Legge mistica in un oggetto di culto chiamato Dai-Gohonzon, che rappresenta la sua vita illuminata nella forma di un mandala. Per estensione, il Gohonzon rappresenta la vita illuminata di ogni persona che recita Nam-myoho-renge-kyo davanti ad esso.

venerdì 5 settembre 2008

Due occhi: il Sole e la Luna - di Daisaku Ikeda



Il Buddismo paragona simbolicamente il corpo umano all’Universo proprio per dimostrare che la vita individuale è un microcosmo. La testa è rotonda come lo sono i cieli sopra di noi. I nostri occhi sono il Sole e la Luna. Li chiudiamo e li apriamo come il giorno e la notte. I nostri capelli brillano come le sette stelle dell’Orsa Maggiore. Il respiro è come il vento e il quieto respiro dalle narici è come la dolce brezza delle vallate.
Ci sono circa 360 articolazioni nel corpo umano e rappresentano i giorni dell’anno. Le dodici articolazioni maggiori rappresentano i dodici mesi. La parte anteriore e più calda del nostro corpo (l’addome e lo stomaco) è la primavera e l’estate. Quella posteriore e più fredda (la schiena) è l’autunno e l’inverno. I vasi sanguigni e le arterie sono ruscelli e fiumi. Quando c’è un’emorragia è come se fosse esplosa una diga. Le nostre ossa sono i sassi, la pelle e i muscoli la terra, i peli la foresta. Vari testi buddisti espongono dettagliatamente queste corrispondenze, includendovi ciascun organo interno, e mostrando così che il nostro corpo è senza alcun dubbio un universo in miniatura. Una grande quantità di metalli e di minerali - oro, argento, rame, potassio, calcio - si trovano nelle profondità della terra. Anche le funzioni e le qualità di tutti questi materiali sono racchiusi nel nostro corpo. Le infinite particelle del cosmo: atomi, protoni, fotoni, elettroni, neutroni, ecc., animali piccolissimi come batteri, la legge di gravità, la conservazione di massa ed energia, e tutte le altre leggi dell’Universo si riferiscono più o meno allo stesso modo al nostro microcosmo. Un’occhiata al funzionamento del corpo ci fa ricordare che esso è come una grande farmacia: ha la capacità di produrre le medicine di cui abbiamo bisogno per mantenerci in salute. Prese attraverso il cibo esse si trasformano in nutrimento ed energia. Il cervello umano ha la potenzialità di un enorme computer (sebbene noi non sempre siamo in grado di usarlo). I sessanta miliardi di cellule del nostro corpo lavorano insieme in perfetto bioritmo.
Questa è la successione reale delle cose.

Daisaku Ikeda

domenica 6 luglio 2008

Le vostre opinioni migliorano il mio lavoro

Mi piacerebbe poter condurre un sondaggio per sapere cosa ne pensano le persone in generale dell'alimentazione, quali sono le loro conoscenze, le loro esperienze.
Vorrei utilizzare i dati che riuscirò a raccogliere per la tesi di naturopatia che sto preparando. E poichè questa tesi parlerà principalmente di alimentazione naturale (ma anche di altri argomenti legati alla naturopatia) le domande che vorrei porvi saranno proprio su questo argomento.
Ringrazio fin d'ora chi vorrà dare il suo contributo. Potrete rispondere inviando un commento al post o una e-mail.
Grazie.
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Sondaggio sull'alimentazione naturale:
  1. Hai già sentito parlare di "alimentazione naturale"?
  2. Se sì, dove o da chi?
  3. Che cosa significa per te fare prevenzione?
  4. Pensi che l'alimentazione sia importante per il mantenimento di una buona salute?
  5. Hai già sentito parlare di agricoltura biologica?
  6. Se sì, cosa ne pensi?
  7. Fai mai la spesa in negozi che vendono prodotti provenienti da coltivazioni biologiche?
  8. Se sì, quali tipi di prodotti acquisti?
  9. Pensi che la salute delle persone e la salute dell'ambiente siano collegati?
  10. Conosci i prodotti OGM?
  11. Se sì, cosa ne pensi?
  12. Prova a dare una definizione personale di "alimentazione naturale"....

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Naturalmente, questo sondaggio serve solo per raccogliere informazioni sulle conoscenze delle persone riguardo all'alimentazione in generale e a quella "naturale" in particolare. Non è un test di bravura, nè il suo scopo è criticare le abitudini e le convinzioni delle persone. Anzi, se ci sono persone che non credono nell'alimentazione come strumento di salute, nell'agricoltura biologica, nella salvaguardia dell'ambiente e sono accaniti sostenitori degli OGM, ben venga la possibilità di un confronto.

Grazie.

sabato 21 giugno 2008

I principi dell'eubiotica

Il termine "eubiotica" deriva dal greco "eu", che significa buono e "bios", che significa vita.
Esso è stato utilizzato fin dall'inizio degli anni '60 per indicare un'alimentazione in sintonia con la natura e finalizzata al benessere dell'individuo e del pianeta. L'eubiotica è intesa come una vera e propria medicina preventiva, in grado di risolvere le patologie della civilizzazione e di potenziare le difese dell'organismo.
Essa si basa sui seguenti principi:
  1. allattamento al seno del neonato fino al 6° mese di vita. Naturalmente, è opportuno che anche l'alimentazione della mamma segua i principi dell'eubiotica, sia durante la gravidanza che dopo il parto;

  2. svezzamento, dopo il sesto mese, con alimenti naturali, quali brodi vegetali e passati di verdura, provenienti da coltivazione biologica, e farine di cereali, dando la precedenza al riso. E' consigliabile l'esclusione di prodotti raffinati e sterilizzati (latte UHT, omogeneizzati per l'infanzia) e la limitazione dei prodotti precotti, salvo i fiocchi di cereali. Utilizzare latte fresco pastorizzato e successivamente lo yogurt naturale, i latticini freschi e il parmigiano reggiano. Introdurre l'uovo solo dopo l'8° mese, il pesce dopo il compimento di un anno di età e la carne solo dopo aver completato la dentizione (denti canini). I legumi (ceci e lenticchie passate) andrebbero somministrate dopo il 6°-7° mese di età. I succhi di verdura cruda (es. carota) e la mela grattugiata vanno dati lontano dai pasti (mezz'ora prima o tre ore dopo). Come dolcificante si può utilizzare il miele vergine integrale e per condire l'olio extravergine di oliva;

  3. integrità biologica dei cibi: è meglio utilizzare prodotti provenienti dall'agricoltura biologica, la quale rispettando i ritmi naturali del suolo e dei vegetali, nonchè utilizzando per la concimazione sostanze organico-minerali ricche di humus, oligoelementi e microrganismi, favorisce il potenziamento delle difese immunitarie delle piante, diminuendo la necessità di utilizzo di prodotti antiparassitari, che nell'agricoltura biologica sono comunque derivati da sostanze naturali (propoli ed estratti vegetali). Gli alimenti vanno assunti in forma integrale e possibilmente crudi (frutta e verdura). Tra i prodotti conservati è preferibile utilizzare quelli surgelati, evitando alimenti sterilizzati, gli insaccati e i cibi in scatola;

  4. privilegiare il consumo di alimenti vegetali (cereali, verdura fresca, legumi, olii vegetali);

  5. il pasto dovrebbe essere costituito da un alimento di base (cereale o proteina) accompagnato da verdure fresche (che vanno consumate a inizio pasto) e verdure cotte (da consumare come contorno) e pane integrale. Una eventuale integrazione del pasto può essere fatta introducendo olive o noci e mandorle da abbinare al pane integrale. Non introdurre bevande dolcificate durante il pasto e frutta o dolci alla fine del pasto. Il consumo del vino andrebbe limitato ai pasti a base di prodotti animali, che non dovrebbero essere consumati più di una volta al giorno. A colazione e a merenda si possono introdurre quegli alimenti che non rientrano nei due pasti principali (latte, yogurt, tisane, frutta, ecc.);

  6. esclusione dei pasti precotti e surgelati che devono poi essere riscaldati per poter essere consumati;

  7. evitare i dolcificanti e i gelati industriali (contenenti additivi) e lo zucchero raffinato. Preferire il miele vergine integrale;

  8. evitare caffè, thè ed alcolici;

  9. evitare gli integratori alimentari sintetici e i prodotti "anti-fame", nonchè i trattamenti predigestivi dei cibi;

  10. esclusione totale del fumo e delle droghe.

Questo tipo di alimentazione è semplice da seguire, poichè non si basa su una dieta a calcolo calorico, ma sulla qualità degli alimenti, la quale contribuisce a ripristinare un corretto riconoscimento del senso di sazietà. L'utilizzazione di prodotti di coltivazione biologica, nonchè l'utilizzo prevalente di frutta e verdura freschi e alimenti integrali diminuisce la possibilità di introdurre sostanze tossiche (pesticidi, fitofarmaci, additivi, conservanti, ecc.) nell'organismo e di favorire uno svuotamento intestinale più veloce, grazie al maggior apporto di fibra. Il nostro intestino, lungo 12 metri in più rispetto a quello degli animali carnivori, assomiglia di più a quello degli animali erbivori. Il tempo prolungato di stazionamento dei residui della digestione di prodotti di origine animale nell'intestino dà luogo a fenomeni putrefattivi con conseguente produzione di metaboliti tossici e maggior rischio di insorgenza di tumori del colon.