Il medico deve sapere osservare le relazioni fra l'uomo e il mondo esterno, fra abitudini di vita e malattia. Solo dopo aver colto tutti questi elementi egli potrà risolvere il problema terapeutico, secondo la regione, il clima e l'individuo.
(Nei Jing Su Wen)

Rando Diana - Dietista e Naturopata - Verona
rando.diana@libero.it

domenica 5 aprile 2009

I bambini, piorità del mondo


I bambini non sono una priorità del mondo, e non lo sono mai stati. Questa frase letta in un libro veramente illuminante[1] mi ha scosso profondamente, sia come essere umano, sia come mamma, sia come operatore del benessere. E non ho potuto non essere d’accordo con ciò che stavo leggendo.
Viviamo in un mondo che non è assolutamente a misura di bambino, nonostante molto sia stato fatto rispetto al passato per migliorare le condizioni di vita e di salute generali. Ma ancora oggi (e soprattutto oggi) i valori fondamentali ruotano attorno agli interessi degli adulti: lavoro, denaro, egocentrismo e priorità personali.
Come libero professionista che si occupa di alimentazione non ho potuto non convenire che, anche in campo alimentare, gli interessi dei bambini non hanno la priorità. Se così fosse, l’interesse primario sarebbe la salute dei nostri figli e non il guadagno economico delle ditte produttrici.
Quante mamme e nonne hanno ceduto di fronte al modo subdolo e allettante di promuovere il consumo di biscotti e merendine, pur sapendo che gli ingredienti in essi contenuti sono tutto fuorchè sani? Se la salute dei nostri figli fosse veramente il nostro interesse primario, continueremmo ancora ad offrire loro questi prodotti? Il problema principale è che la pubblicità punta moltissimo a far leva sui nostri punti deboli: cibo = amore = cura = ricompensa = calore = ricordo = attenzione. Questo a tutte le età.
Chi potrebbe affermare che una mamma o una nonna non tengono alla salute dei propri figli o nipoti? Potrebbe qualcuno pensare che esse vogliano il loro male? Assolutamente no! Allora perché continuiamo a minare la salute dei nostri figli con un’alimentazione che sta continuamente dando prova della mancanza di salubrità che dovrebbe invece garantire, soprattutto a chi andrebbe maggiormente tutelato, cioè i bambini?
Non esistono cibi buoni o cibi cattivi in assoluto: ciò che bisognerebbe principalmente considerare è lo stile alimentare quotidiano, quello di tutti i giorni. Purtroppo, è proprio l’alimentazione di tutti i giorni ad essere la causa di varie problematiche e patologie: allergie, sovrappeso, obesità e diabete in giovanissima età, come esempi più eclatanti. Ma non sono da trascurare le intolleranze, le malattie della pelle (eczemi, dermatiti, psoriasi, ecc.), le patologie intestinali (disbiosi, colite, stitichezza), infiammazioni persistenti e recidivanti (otiti, sinusiti, bronchiti, influenze e raffreddori). La lista potrebbe allungarsi all’infinito, perché ciò che noi esprimiamo attraverso la nostra salute o malattia dipende per la maggior parte da ciò che introduciamo nel nostro organismo. E anche quando si parla di malattie genetiche non bisogna dimenticare che anche i nostri geni vengono costruiti a partire da ciò che mangiamo.
Se i danni provocati dall’alimentazione scorretta fossero immediati, acuti e visibili, allora saremmo molto più attenti a ciò che introduciamo nel nostro organismo. Ma poiché spesso restano silenti per molti anni o forse non si manifesteranno mai in maniera esplicita, limitandosi a piccoli fastidi quotidiani e a sintomi che possono venire soppressi velocemente con qualche farmaco (o anche rimedio naturale), allora non diamo loro peso, trovandoci poi a dover fare i conti con patologie conclamate anche gravi.
Una madre che investe nel futuro dei propri figli sarà attenta a quello che mangia, beve e respira ancora prima di concepire una nuova vita. Così sarà anche durante la gravidanza e dopo il parto e oltre, quando questa nuova creatura venuta al mondo inizierà ad alimentarsi con cibi diversi dal latte materno. Questo è forse il migliore investimento che un genitore possa fare per i propri figli, più dei libretti di risparmio, delle polizze sulla vita, della scelta della migliore scuola del mondo. Ma per riuscire a fare questo, bisogna prima di tutto iniziare a nutrire saggiamente il bambino che vive dentro di noi: bisogna cominciare a prendersi cura di se stessi.

[1] Hugh & Gayle Prather – “Genitori nell’anima – come capire e nutrire il cuore dei figli” – Gruppo Editoriale Futura

giovedì 11 dicembre 2008

Alimentazione e Pranayama

In tutte le religioni e le filosofie antiche si ritrovano indicazioni relative al cibo, alla sua assunzione, alla salute e alla malattia.
Questo brano è tratto dal libro "Teoria e pratica del Pranayama" di B.K.S. Iyengar - Edizioni Mediterranee.
Le indicazioni che vi si ritrovano sono alquanto interessanti e attuali.

Nella Mahanarayanopanisad, il cibo è descritto come il requisito primario senza il quale l'uomo non può sviluppare il corpo anatomico a livello spirituale.
Il sole irradia il calore che fa evaporare l'acqua. Il vapore si trasforma in nubi, dalle quali la pioggia cade sulla terra. L'uomo coltiva la terra e produce il cibo che, consumato, crea l'energia necessaria al mantenimento del vigore. Il vigore genera la disciplina, che sviluppa la fede, la quale dà la conoscenza. La conoscenza dispensa l'apprendimento, che porta la compostezza, la quale crea la calma. La calma instaura l'equanimità, che sviluppa la memoria e questa induce il riconoscimento. Il riconoscimento apporta il giudizio, il quale conduce all'autorealizzazione.
Il cibo deve essere sano, gradevole e congeniale al corpo e non deve essere ingerito soltanto per gratificare i sensi. Si divide in tre categorie: sattvico, rajasico e tamassico.
Il primo promuove la longevità, la salute e la felicità.
Il secondo produce eccitazione.
Il terzo crea le infermità.
I cibi rajasici e tamasici offuscano la coscienza e ostacolano il progresso spirituale.
E' dovere del sadhaka* scoprire, mediante prove e sperimentazioni, quali sono i cibi adatti a lui.
Il carattere è influenzato dal cibo. La pratica del Pranayama cambia le abitudini alimentari del sadhaka. Il temperamento dell'uomo è influenzato dalla dieta perchè ciò che egli mangia condiziona il funzionamento della mente.
Il cibo vegetariano sattvico, tuttavia, può essere ingerito da tiranni, i quali resteranno comunque rajasici o tamasici. Ciò che importa è lo stato d'animo di chi mangia. Una dieta consistente di soli cibi sattvici aiuterà a conservare una mente limpida e incrollabile.
Il corpo è la dimora dell'io individuale. Se dovesse perire per mancanza di cibo, l'Io lo abbandonerebbe. Il corpo deve essere protetto per ospitare l'Io. Trascurare il corpo porta alla morte e alla distruzione dell'Io.
Secondo la Chandogyopanisad, i cibi solidi, i liquidi e i grassi che alimentano il corpo vengono divisi ognuno in sedici parti all'atto del consumo.
Il cibo si divide in tre di esse: le più grossolane diventano feci, quelle mediane divengono carne e le più sottili diventano la mente.
In quanto ai liquidi, i più grossolani diventano urina, quelli medi diventano sangue e i più sottili divengono energia (prana).
Lo stesso avviene per i grassi: gli ingredienti più grossolani diventano ossa, quelli medi midollo e i più sottili favella.
Non mangiate quando non scorre la saliva, perchè questo indica che il corpo non ha più bisogno di cibo. La quantità e la qualità del vitto devono essere moderate. Quando si ha veramente fame e sete, il cibo viene immediatamente assorbito nell'organismo e lo nutre.
L'acqua da sola può sempre placare la sete. Un vero assetato non cerca altra bevanda che l'acqua.
Frenate la fame e la sete artificiali.
Non mangiate quando siete emotivamente turbati. Quando durante il pasto prevale un nobile stato d'animo, allora tutti i cibi, eccettuati quelli velenosi, sono sattvici.
Il fuoco della digestione è acceso dall'energia che nasce dalla respirazione. Un vitto moderato e nutriente è necessario per mantenere il vigore, la forza e la prontezza della mente.
Evitate i digiuni.
Secondo la Taittiriya Upanisad, il cibo è Brahman*. Deve essere quindi rispettato, non deriso, e non se ne deve abusare.

Note:
* sadhaka: praticante, colui che ricerca
* Brahman: Essere Supremo, causa dell'Universo, spirito onnipervdente dell'Universo

mercoledì 10 dicembre 2008

La prevenzione


Nella società odierna è molto diffusa l’idea che prevenire significhi fare abitualmente visite, controlli, esami e radiografie. Ciò deriva probabilmente dalla consuetudine di considerare la medicina come una pratica atta a “curare” semplicemente eliminando i sintomi delle patologie. Per questo tipo di medicina, il sintomo è qualcosa di inopportuno da sopprimere immediatamente e la malattia è un “male” che va debellato il prima possibile e non l’espressione di uno squilibrio nella stato di salute dell’individuo. I numerosi programmi televisivi che trattano di medicina, salute e benessere, le diffuse campagne pubblicitarie per la “prevenzione” delle varie patologie, gli articoli pseudo-scientifici che appaiono su riviste soprattutto femminili sono tutti orientati verso questo scopo.
La prevenzione così intesa può solo indagare alla ricerca della presenza o meno di una patologia, soprattutto se asintomatica. Lo scopo è avere un punto di partenza per effettuare eventualmente esami più approfonditi. Ma ciò significa scoprire la malattia solamente nel momento in cui è presente, non prevenirla. Inoltre, una volta appurata la presenza di una patologia l’intervento successivo si basa sull’utilizzo di farmaci o tecniche curative più o meno invasive allo scopo di eliminare i fastidiosi sintomi, oppure intervenire chirurgicamente.
Tra le pratiche più in uso a questo scopo ci sono, oltre ai classici esami del sangue, gastroscopie, elettrocardiogrammi, ecc., le radiografie, oggi spesso sostituite dalla TAC. In un articolo della rivista “L’Europeo” del 1994, si afferma che ogni anno circa 1000 italiani muoiono a causa degli esami radiografici eseguiti per verificare il loro stato di salute! L’Italia è il quarto paese nella graduatoria mondiale per il numero di esami radiologici effettuati ogni anno per abitante (1), dopo Giappone (2), Germania (1,4) e Stati Uniti (1,2). Gli effetti a lungo termine dell’esposizione ai raggi X sono cancerogeni (leucemie, cancro della tiroide, ecc.) e genetici (alterazioni morfologiche sia nelle cellule somatiche che cromosomiche e mutazioni genetiche osservabili nelle generazioni successive). L’esposizione a piccole dosi non dà sintomi a breve termine e a lungo termine questi sono molto complessi da appurare perché i danni, se emergenti, si verificano con anni di ritardo su percentuali di popolazione molto bassa.
In senso più naturale e olistico, si può intendere la prevenzione come la capacità di mantenersi in buona salute, sia con l’alimentazione naturale, sia con uno stile di vita altrettanto naturale.
La Medicina Tradizionale Cinese ha sempre considerato la prevenzione delle malattie una delle principali virtù.
Nell’I Ching (Classico dei Mutamenti) si legge:
“L’uomo superiore pensa sempre in anticipo alle malattie e prende misure adeguate per prevenirle”.
Nello Huangdi Neijing (Classico di Medicina dell’Imperatore Giallo) è scritto:
“Il saggio non cura gli uomini quando essi sono già ammalati, ma fa in modo di prevenire la comparsa delle malattie”.
Secondo il pensiero cinese, l’uomo deve sapersi difendere da tutto ciò che può recare danno alla sua salute. Vengono stabiliti, a questo scopo, tre principi fondamentali:
1) sapersi alimentare correttamente;
2) sapersi adattare allo Yin e allo Yang;
3) non esaurire il patrimonio vitale ricevuto alla nascita.
La medicina cinese ha come obiettivo primario insegnare all’uomo a mantenersi in equilibrio con le componenti Yin e Yang dell’Universo, della natura e dell’ambiente. Inoltre, insegna come mantenere l’armonia all’interno del proprio organismo.
Rimanendo nel nostro paese, va ricordato come la Scuola Salernitana, già a partire dall’anno 1000 d.C. (anno della sua fondazione), si fosse prodigata nella stesura di una serie di regole alimentari e di vita che dovevano servire come base per mantenere uno stato di buona salute e prevenire la comparsa delle malattie.
Tra queste, la seguente si addice proprio all‘argomento della prevenzione:
“Poni dei limiti alla gola per aver vita lunga; il medico che nutre poco ti allontana dalla morte”.

lunedì 24 novembre 2008

Alimentazione e salute

Mettere in relazione alimentazione e salute non è così ovvio come può sembrare. Spesso le persone non ritengono che ciò che mangiano influisca sul loro benessere. Per molti, fare prevenzione significa eseguire regolarmente esami clinici per scoprire se è in atto o meno una patologia ed eventualmente bloccarla in tempo. Il cibo viene considerato come qualcosa a sé, che serve per vivere, placare la fame, controllare il peso corporeo. Quindi, non si presta attenzione alla qualità degli alimenti che si introducono, bensì al loro prezzo e al contenuto in calorie.
L’agricoltura biologica è vista da molti come un utopia, un business, una moda, poiché i danni provocati dall’accumulo di tossine all’interno dell’organismo nell’arco di anni di un’alimentazione a base di prodotti chimicizzati sono maggiormente silenti rispetto ad una sintomatologia più eclatante, che possa essere immediatamente messa in relazione ad una causa. Ci siamo ormai abituati a convivere con il nostro malessere, sia fisico che psicologico, al quale rispondiamo prontamente assumendo farmaci o rimedi che disattivino semplicemente il campanello d’allarme.
Nonostante le ampie campagne informative condotte negli ultimi decenni, l’idea che gli alimenti normalmente in commercio vengano prodotti utilizzando pesticidi, diserbanti, ormoni, antibiotici, coloranti, conservanti, ecc. lascia indifferente la maggior parte delle persone. Il portafoglio e l’aspetto fisico vengono considerati molto più importanti nella scala delle priorità, nella quale la salute non occupa mai il primo posto.
Chi in genere si interessa all’alimentazione lo fa principalmente perché è costantemente a dieta. È sorprendente il numero e la varietà di diete che sono state inventate e commercializzate negli ultimi 40 anni. E questa ricca (in tutti i sensi) produzione non ha ancora esaurito la propria fonte. Le donne in genere, ma anche gli uomini (soprattutto chi frequenta le palestre), conoscono perfettamente il contenuto calorico di ogni singolo alimento ed utilizzano prodotti dietetici sostitutivi del pasto. L’alimentazione e l’attività fisica non vengono presi in considerazione in funzione del benessere psico-fisico, ma del dimagrimento e dell’aspetto esteriore.
Spesso la conoscenza e l’informazione relativa all’alimentazione si basa esclusivamente su articoli di giornali femminili e sulla pubblicità televisiva, oltre ai numerosi programmi scientifici e non. Pochi sanno da dove proviene l’alimento di cui si cibano, cosa contiene, quali metodi sono stati utilizzati nella coltivazione/allevamento, nella produzione, nel confezionamento e nella distribuzione. Non siamo più in grado di riconoscere se un alimento è autoctono o proviene da paesi lontani, se è di stagione oppure coltivato in serra. Questo è lo scotto che dobbiamo pagare alla civilizzazione e alla globalizzazione.
Nella giungla dell’alimentazione è veramente difficile districarsi. Quando si crede di aver raggiunto una conoscenza soddisfacente al riguardo, si scopre che, in fin dei conti, non si sa praticamente nulla. La conoscenza, infatti, non ha mai fine; ogni piccolo tassello va aggiunto ad un infinito puzzle che fa parte del mistero della vita, che è possibile indagare anche partendo da una cosa così “materiale“ e “banale“ come il cibo.
Se la nostra conoscenza riguardo all’alimentazione si ferma ad una serie di nozioni oggettive relative alla composizione fisico-chimica dei cibi (macronutrienti, micronutrienti, calorie), potremo considerarci esperti dal punto di vista tecnico, ma resteremo sempre ancorati all’aspetto materiale della vita. Rudolf Steiner affermava che la scienza moderna è in grado di indagare solo ciò che è morto, quindi privo di vita. Ma se avremo il desiderio di approfondire la nostra conoscenza sarà possibile apprendere qualcosa di più sulla vita, sulla relazione che esiste tra l’Uomo e il suo ambiente, tra l’Uomo e il Cosmo, semplicemente chiedendoci cos’è, al di là dell’apparenza, quella sostanza che noi chiamiamo cibo e che ogni giorno, introdotta all’interno del nostro organismo, non solo ci permette di sopravvivere, ma anche di determinare la qualità della nostra salute, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti.
Gli antichi filosofi ben sapevano che non vi è differenza tra noi e il resto dell’Universo: essi affermavano che ciò che è in basso è anche in alto.
Siamo fatti della stessa materia del Cosmo e ne riceviamo gli influssi e le energie. Proprio come le piante, gli animali, i minerali…..e quello che chiamiamo cibo.

venerdì 10 ottobre 2008




Il cibo è qualcosa di esterno che introduciamo nel nostro organismo e che non attraversa semplicemente l'apparato digerente, ma diventa parte di noi.
Quando introduciamo un alimento che contiene pesticidi, quei pesticidi diventano parte di noi.
Quando introduciamo un alimento che contiene sostanze di sintesi chimica, quelle sostanze diventano parte di noi.
Quando introduciamo un alimento che contiene DNA modificato, quel DNA diventa parte del nostro DNA.
Quando introduciamo un alimento che deriva dal maltrattamento, dalla paura, dalla violenza, tutto ciò diventa parte di noi.
Se introduciamo un alimento prodotto con amore, riscaldato dai raggi del Sole e preparato con cura, tutto ciò diventa parte di noi.

E adesso, cosa ne pensate della carne?


Per legge gli animali destinati al consumo umano devono essere uccisi mediante taglio della gola per poter permettere la fuoriuscita del sangue. Spesso arrivano a questa fase ancora coscienti.

Questa foto non ha lo scopo di scioccare le persone, nè di criticare le scelte alimentari di nessuno. E' solo un invito alla riflessione......

sabato 6 settembre 2008

L'insorgenza delle malattie dal punto di vista della filosofia buddista e del karma



Il Buddismo è nato dall’esigenza di dare una risposta alle quattro sofferenze fondamentali della vita: nascita, vecchiaia, malattia e morte. La cosa più importante è il modo in cui si possono superare queste quattro sofferenze, le quali rappresentano l’impermanenza di tutti i fenomeni. Secondo il Buddismo tutto è questione di vittoria o sconfitta, anche la malattia. Il modo in cui affrontiamo le questioni della vita, con coraggio o facendoci schiacciare dai problemi, determina se vinceremo o saremo sconfitti.
La morte è il punto finale della vita presente, ma allo stesso tempo è il punto di partenza della vita successiva. Nella profondità ed eternità della vita sono incisi gli ostacoli karmici accumulati nel passato. Anche la malattia è una loro espressione. Ma dal punto di vista del Buddismo essa è un espediente per condurre le persone all’Illuminazione.
Il problema della malattia nel Buddismo ha origini molto antiche.
Già nel III secolo d.C., Nagarjuna (1) suddivise e ordinò le malattie in “malattie karmiche” e “malattie presenti” e poi in “malattie del corpo” e “malattie della mente”.
Nel VI secolo d.C., T’ien-t’ai (2), nel Maka Shikan, offrì la più completa classificazione delle malattie dal punto di vista del Buddismo. Egli suddivise i tipi di patologie in tre grandi categorie:
- malattie del corpo
- malattie della mente
- malattie karmiche
Secondo T’ien-t’ai, le cause che generano le malattie sono sei:
- disarmonia dei quattro elementi
- assunzione eccessiva di cibi e bevande
- vita sregolata
- attacco di “demoni” dall’esterno
- azione di “diavoli” interni
- effetti del karma
Le prime quattro cause riguardano le malattie del corpo, la quinta causa le malattie della mente e la sesta le malattie karmiche.
“Demoni” e “diavoli” indicano l’azione di forze o di corpi che assumono una funzione distruttiva o destabilizzante per l’individuo.
Questa classificazione delle malattie va da quelle meno gravi a quelle più gravi, definite dalla medicina convenzionale “inguaribili” o “incurabili”. Proprio per queste ultime la pratica buddista diviene indispensabile. Se essa è in grado di curare le malattie definite incurabili (“karma immutabile”) a maggior ragione è efficace nelle malattie definite curabili (“karma mutabile”).
Il Buddismo fa continui riferimenti alla malattia e alla medicina utilizzando metafore, simbologie e allegorie tra il processo di Illuminazione e quello di guarigione. La scienza occidentale, improntata al razionalismo, tende alla separazione tra mente e corpo, individuo e ambiente, uomo e Universo. Il Buddismo, invece, afferma l’unicità di individuo e ambiente (non solo inteso come ecosistema).
Nel Gosho (3) “La benefica medicina per tutte le malattie”, Nichiren Daishonin afferma: “Dalla malattia nasce il desiderio di ricercare la Via”. In questo senso, la malattia da causa di sofferenza che determina paura, sconforto, senso di impotenza, diventa mezzo per trasformare il proprio karma ed ottenere l’Illuminazione. Questo modo di vedere la malattia pone l’accento sull’atteggiamento mentale nella cura e sull’importanza della salute psicologica e spirituale. Infatti, la disperazione e la rassegnazione sono la vera “malattia mortale”.
Tutta la storia del Buddismo può essere letta come una grande metafora del medico e della malattia: il medico è la Legge mistica (4), il malato è la vita. Molte sono le parabole in cui il Budda viene paragonato ad un medico, la sofferenza ad una malattia e i suoi insegnamenti ad una efficace medicina.
Shakyamuni stesso studiò a lungo la medicina e divenne esperto nelle tecniche mediche del suo tempo. Nagarjuna affermo’: “Il Sutra del Loto è come un grande medico che cambia il veleno in medicina”. Miao-lo (5) spiega: “Dato che può curare ciò che è ritenuto incurabile, è chiamato myo o mistico….Myo significa rivitalizzare, cioè far ritornare in vita”.
Veri e propri trattati di medicina e studi specifici sono stati scritti con lo scopo di classificare le varie malattie e individuarne le cause, le caratteristiche e i rimedi per curarle. Allo stesso Shakyamuni sono attribuiti quattro trattati, composti di 156 capitoli totali, nei quali vengono considerate sia le funzioni dell’organismo in stato di salute, sia le diverse malattie. Vi sono menzionati 84.000 tipi di malattie, la cui origine è da ricercarsi nelle diverse combinazioni tra “cause remote” e “cause immediate”. Le malattie dovute a “cause remote” vengono individuate principalmente nella mente, nell’attaccamento ai desideri terreni e nei tre veleni di avidità, collera e stupidità. Le malattie dovute a “cause immediate” sono dovute allo squilibrio tra i tre umori di “aria, bile e flemma”, energie fondamentali che governano il funzionamento dell’organismo umano. In base al rapporto tra i fenomeni della mente e quelli del corpo, le malattie vengono intese come differenti condizioni di “mente distorta”, collegate a specifici effetti fisici.
Nella medicina buddista viene data grande attenzione alla prevenzione delle malattie, all’igiene personale, alla cura del proprio corpo e all’alimentazione. Lo stesso Shakyamuni consigliava di seguire una dieta sana, di mantenere una accurata pulizia e di dormire bene.
Nei Sutra vengono menzionati spesso i bagni termali e i bagni caldi o freddi come cura di alcune malattie. Particolare attenzione veniva data all’esercizio fisico per aiutare la digestione, facilitare la concentrazione e la chiarezza di pensiero.
Shakyamuni non ricorse mai a guarigioni religiose o rituali magici. Egli dava alla gente indicazioni pratiche per curare le ferite e le malattie, prevenire le infezioni e le epidemie.
Un principio fondamentale della medicina e della filosofia buddista è l’inseparabilità della vita dal suo ambiente. Shakyamuni insegnava che per essere protetti dalle aggressioni esterne è necessario rispettare il proprio ambiente e qualsiasi forma di vita ne faccia parte. In questo modo è possibile sviluppare una inesauribile forza vitale in grado di perseverare ogni individuo da aggressioni e incidenti esterni.
Un altro principio fondamentale è quello dell’eternità della vita. Molte malattie considerate incurabili possono guarire grazie ad una visione più ampia che tenga conto delle persone e del loro karma. Secondo il Buddismo, esiste una stretta relazione tra le azioni che un individuo compie nel corso della vita e gli effetti che tali azioni possono avere durante la sua esistenza presente e futura. Le forme di malattia “inguaribile” di cui un essere umano può soffrire sarebbero il risultato di azioni compiute in questa o in altre esistenze contro la Legge mistica e la vita (es. aver ucciso una persona). Queste malattie “inguaribili” possono guarire solo attraverso una profonda trasformazione dell’individuo. Shakyamuni esortava le persone affette da malattie incurabili a risvegliare il loro innato potere curativo, facendo emergere la natura di Budda inerente alla loro vita. Dove un comune mortale vede nella malattia incurabile una disgrazia e un dolore impossibile da superare, il Budda (6) vede un fenomeno naturale che fa parte della vita stessa, come qualsiasi altro fenomeno. La guarigione è la conseguenza naturale della trasformazione del proprio karma.
Ogni malattia ha, generalmente, più di una causa. Per alcune patologie è possibile individuare una causa predominante, per altre no.
Le sei categorie di cause di malattia esposte da T’ien-t’ai possono anche muoversi e combinarsi, determinando la comparsa di altre patologie. In generale, tutte le malattie, dal momento che sono sofferenze, sono effetti del karma, cioè di cause negative. Ma la sesta categoria (malattie karmiche) si riferisce proprio alle cosiddette malattie “inguaribili”. L’unica medicina in grado di guarirle sarebbe la pratica buddista. Nel settimo volume del Sutra del Loto si legge: “Questo sutra è la benefica medicina per le malattie di tutta l’umanità”.
Le prime cinque cause di malattie sono prodotte nel corso dell’esistenza presente; la sesta ha origine nelle esistenze precedenti. Nel Gosho “Curare la malattia karmica”, Nichiren Daishonin (7) afferma: “I disturbi del sesto tipo derivano dal karma e sono i più difficili da guarire. Presentano diversi livelli di gravità e non è possibile formulare giudizi definitivi”.
La malattia karmica può essere sia fisica che mentale. La sua cura non è un problema strettamente individuale. Infatti, oltre al karma individuale esiste anche un karma familiare e un karma collettivo (sociale) e tutti interagiscono tra di loro. Questo è il riflesso del principio di inseparabilità della vita dal suo ambiente.
Secondo il Sutra del Loto, nemmeno un Budda è completamente libero dai dolori. La malattia è considerata come la naturale manifestazione di una condizione vitale. Ciò che conta è l’atteggiamento dell’individuo e la sua capacità di attivare il potere di guarigione intrinseco alla vita stessa. Paura e rassegnazione possono essere motivo di sconfitta, mentre la combattività e il rifiuto di considerare la malattia come una condanna a morte aumentano le probabilità di guarigione. La pratica buddista serve ad attivare e utilizzare gli illimitati potenziali ed energie inerenti alla vita, tramite lo sviluppo della buddità che esiste in ogni persona.

1. Nagarjuna: filosofo che collaborò allo studio e alla propagazione degli insegnamenti buddisti
2. T’ien-t’ai: massimo interprete degli insegnamenti contenuti nel Sutra del Loto e fondatore di una scuola che da lui prese il nome

3. Gosho: scritto in forma di lettera che Nichiren Daishonin inviava ai suoi seguaci per incoraggiarli nella fede e nalla pratica dell’insegnamento buddista di Nam-myoho-renge-kyo.
4. Legge mistica: legge della vita e dell’Universo che permea tutti i fenomeni. Nel buddismo di Nichiren Daishonin è sinonimo di Nam-myoho-renge-kyo.
5. Miao-lo: grande maestro buddista

6. Budda: persona che percepisce la vera entità di tutti i fenomeni e si è risvegliata alla Legge mistica.

7. Nichiren Daishonin (1222-1282): monaco laico buddista giapponese che rivelò per primo la Legge di Nam-myoho-renge-kyo., il 28 aprile 1253. Ottenuta l’illuminazione, egli rivelò la Legge mistica per fare in modo che tutti gli esseri umani potessero raggiungere l’Illuminazione. A questo scopo dedicò la sua intera esistenza, subendo numerose persecuzioni sia da parte delle altre scuole buddiste che dal governo giapponese. Egli materializzò la Legge mistica in un oggetto di culto chiamato Dai-Gohonzon, che rappresenta la sua vita illuminata nella forma di un mandala. Per estensione, il Gohonzon rappresenta la vita illuminata di ogni persona che recita Nam-myoho-renge-kyo davanti ad esso.